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22 GIORNI

Diario di Bordo dalla Global Sumud Flotilla

Il Genocidio e noi

Due anni di Genocidio in diretta social, due anni di immagini strazianti, sono di per sé un buon motivo per scegliere di dire basta, di dare seguito a quel “Mai più” che gli orrori del ‘900 avrebbero dovuto insegnarci.
Ma c’è di più: qui, in Italia, abbiamo vissuto due anni di “realtà parallele”, in cui i video in tempo reale delle stragi erano inframmezzati da un sistema mediatico che raccontava “il diritto di Israele a difendersi”.
Fare qualcosa, qualcosa di tangibile, diventa quindi necessario anche per lavare la Vergogna di un Paese, l’Italia, complice con il suo governo e parte dei suoi media. Un Paese che ha de-umanizzato così tanto il popolo oppresso da arrivare a difendere l’oppressore.

Perchè la flotilla

Ma perchè proprio la Flotilla? Perché avevamo perso la sfida nelle istituzioni, Italiane ed Europee, che spaziano dalla complicità con Israele all’indifferenza di convenienza. Avevamo perso, fino a quel momento, nelle piazze, che fino ad agosto 2025 erano  troppo piccole, spesso ridimensionate dalla narrazione “o stai con Israele o stai con Hamas”, “in Piazza ci sono gli estremisti violenti”. Messaggi falsi, alimentati soprattutto dal Governo, ma che spaventano  tante e tanti. La Flotilla, pacifica, non violenta, è usare le mani, è raccogliere gli aiuti, è metterci il corpo, è rischiare: è fare vedere all’Italia e al mondo che il Re è nudo, svelare il vero volto di questa Israele. È disarmarsi di fronte al potente, mostrando quanto meschina è la sua violenza. È un modo per mettere pressione e portare aiuti umanitari, ma anche per denunciare la complicità dei governi europei.

3 Settembre 2025

L’imbarco

Il 3 Settembre 2025 sono arrivato a Catania con pochi vestiti nello zaino, un libro di Stefano Benni, un modem Starlink comprato al volo per avere connessione in acque internazionali, un sacco di powerbank e una foto, la foto delle ragazze e dei ragazzi con cui da 12 anni faccio politica. Avevo paura ed ero felice: era la prima volta che provavo queste due emozioni assieme. Avevo paura di quello che sarebbe successo, ma ero dannatamente felice di poter fare qualcosa, di non sentirmi più del tutto impotente. Lì, con Arturo Scotto e Annalisa Corrado a cui sarò per sempre legato, rappresentiamo il Partito Democratico: nessun altro Partito al mondo ha messo così tanti corpi sulla Flotilla.

La Partenza

13 settembre – 20 settembre

13 settembre 2025

L’inizio

Sono stati giorni pazzeschi: abbiamo lottato contro il tempo per preparare le barche, per gestire il meteo, caricare gli aiuti, seguire i training sulla non-violenza e su come gestire i rischi di abbordaggio, di attacco militare, di sequestro e rapimento. Sembrava tutto così irreale, eppure queste informazioni ci sarebbero poi servite. Nel pomeriggio, partiamo: siamo in mare, rotta verso Porto Palo, dove ci saremmo riuniti alle altre imbarcazioni in arrivo dalla Tunisia.
La portavoce di Fratelli d’Italia ci accusa di ‘strumentalizzare i morti a Gaza’. Era la campagna di denigrazione del Governo che aveva inizio: proprio loro, che hanno armato Israele, protetto Israele, volevano trasformare noi nel problema. Nasceva in quelle ore “Il nostro sguardo su Gaza”, la community di persone  che avrei tenuto aggiornate e a cui chiedere una mano per tenere gli occhi puntati su Gaza attraverso di noi e della Flotilla. Sarà a loro che scriverò l’ultima volta, settimane dopo, poco prima del sequestro.

flotilla
16 settembre 2025

Le prime riflessioni

Sono stati giorni tesi. A Gaza, Israele intensifica ancora lo sterminio. Chi aveva ancora un po’ di connessione in quella striscia di terra ci cerca, ci scrive. Sono devastato, scrivo all’equipaggio di terra: “Anche l’inferno può peggiorare. L’esercito israeliano ha lanciato 37 raid in 20 minuti e i carri armati sono entrati a Gaza City sparando ad altezza uomo. Le immagini che riceviamo sono devastanti.” Parte una mobilitazione fortissima via email e social affinché il governo faccia qualcosa: ci avrebbe ignorato, come ha sempre fatto. La rabbia è un pugno nel petto. Stavamo aspettando a sud della Sicilia le imbarcazioni della Tunisia: sono state bombardate nei porti da Israele, tramite droni, e questo ha ovviamente ritardato la tabella di marcia.

20 settembre 2025

A 150 miglia da Gaza

Superiamo le prime 150 miglia e ci abituiamo ai droni: ci seguono, ci spiano, soprattutto di notte.. È surreale: siamo in acque internazionali, ancora vicini all’Europa, e Israele già può controllarci e minacciarci impunemente. Intanto, a Gaza le bombe sono come pioggia e in Israele un direttore d’orchestra viene arrestato per aver denunciato il genocidio. Scrivo: “Lavoriamo a turni, per questo a volte sparisco. Israele sta cercando di farci passare per terroristi di Hamas, creando siti falsi e campagne a pagamento. Nulla di ciò è vero: a bordo ci sono persone comuni — medici, giornalisti, attivisti, parlamentari. Vogliono solo giustificare la violenza contro di noi”. È una strategia chiara: fare parlare, soprattutto male, di noi, così da non parlare più di Gaza, di quanto accade li.
Ne siamo consapevoli e rispondiamo tenendo il focus sul genocidio, sia sui media che in collegamento in centinaia di eventi: amplifichiamo il racconto che riceviamo dai palestinesi di Gaza, diventiamo finalmente un megafono, uno strumento per squarciare il velo di ipocrisia e doppio standard.

I Droni

22 settembre – 26 settembre

23 settembre 2025

La bellezza del mondo

Le manifestazioni del 22 Settembre hanno INVASO il pianeta. Pacifiche e implacabili, ma raccontate come violente dai giornali “di regime” nonostante i pochi scontri abbiano riguardato solo gruppetti isolati su milioni di persone scese in piazza, e prodotto praticamente nessun danno. L’alba è pazzesca nel Mediterraneo, e la speranza torna a crescere grazie alle piazze: “Buongiorno dalla Flotilla. In barca abbiamo discusso dei titoli dei giornali italiani che parlano solo dei tafferugli, ignorando le manifestazioni per Gaza. Riflettevo sulla bellezza del mondo e sulla capacità dell’essere umano di amare e distruggere allo stesso tempo. Nelle nostre lotte non dimentichiamo la bellezza: quella della natura, dei popoli, della libertà. Affinché tutti i bambini di Gaza possano un giorno gridare di gioia.” Ci credo, si può fare, possiamo arrivare a Gaza.

24 settembre 2025

L’attacco notturno

Ho il turno di guardia per i droni dalle tre e mezza di mattina alle sei, ma mi sveglio molto prima: ci stanno attaccando.
“Da tre ore siamo sotto attacco in acque internazionali da parte di droni. Bombe sonore e granate flashbang hanno distrutto le vele di diverse barche. Per ora non ci sono feriti gravi, ma i danni sono ingenti. Quello che accade è illegale e gravissimo.”
A fine attacco, stiamo tutti bene ma siamo spaventati a morte: davvero Israele non ha limiti e può infrangere qualsiasi regola, anche a 1000 km dalle sue coste?

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27-30 settembre 2025

Sosta a Creta

La Flotilla “ripara” a Creta: ci sono capitani che hanno perso l’udito e barche da riparare. Alcune non possono proseguire, e diversi volontari lasciano la missione: il rischio è troppo alto. Cida terra.  A Gaza si muore come mosche, noi siamo fermi, spiazzati, i governi europei restano zitti di fronte ad un popolo bombardato da un “Paese alleato”. E io mi sento piccolo, insignificante, debole. Una sola notte così mi ha lavato via l’entusiasmo dei giorni precedenti: provo a pensare cosa voglia dire essere tutti i giorni sotto bombardamenti ben più pesanti, e non ci riesco. Chiamo Federico, mi faccio un piantino, gli vomito addosso istruzioni e frasi che saprà a chi dire se dovesse succedere qualcosa. Butto fuori tutto, resta solo la determinazione, incrollabile: dobbiamo arrivare a Gaza.

Scrivo: “Da una parte ci siamo noi, che accompagniamo 59 attivisti italiani e centinaia da altre 43 nazioni in missione umanitaria verso Gaza. Dall’altra parte Giorgia Meloni, incapace di condannare il genocidio e pronta a criminalizzare il dissenso. Due navi militari — una italiana e una spagnola — ci accompagneranno per eventuali soccorsi, non per scortarci e proteggerci dai droni. Non ci difenderanno in caso di attacco, ma la loro presenza può essere un deterrente.
Il governo italiano continua a chiamare ‘acque israeliane’ quelle palestinesi: è un errore politico e giuridico gravissimo, che mostra tutta la loro complicità.”

L'Attacco

27 settembre – 4 ottobre

27 settembre 2025

La ripartenza

Il 27 finalmente ripartiamo:  “Lasciamo le coste di Creta e torniamo a puntare verso Gaza. Il vento Meltemi soffia forte ma ci spinge nella giusta direzione. Abbiamo più che mai bisogno del vostro sostegno: saranno notti tese e lunghe, ma non molliamo.”

30 settembre 2025

Il giorno prima

È il giorno prima dell’attacco:  “La fregata italiana Alpino ci ha comunicato via radio che si fermerà a 150 miglia nautiche e non proseguirà. Offrono assistenza a chi decidesse di abbandonare la missione. Arriveremo alle 150 miglia tra le 2 e le 3 di questa notte.” Si aggiunge il ricatto emotivo: la Farnesina scrive ad alcuni dei nostri familiari, dicendo che rischiamo la vita, che siamo noi gli irresponsabili, chiede loro di chiamarci e farci tornare. È falso, lo sappiamo: è Israele che non può legalmente toccarci, è Israele che vuole violare le leggi per fermarci. Ma l’impatto psicologico è comunque fortissimo.

1 ottobre 2025

L’avvicinamento a Gaza

Per tutta la giornata abbiamo avuto avvisaglie: abbordaggio? Attacco? Ogni miglio nautico è una scommessa.

17:13 “Vogliamo ringraziarvi: siete stati il vento sulle nostre vele. La nostra attenzione resta su Gaza.”
18:31 “Siamo a 78 miglia da Gaza. Il radar mostra il blocco navale, 15-20 navi a circa 5 miglia, probabilmente in movimento.”
19:25 “Cinque gommoni e oltre dieci battelli israeliani si avvicinano alla Flotilla. La nave madre risponde via radio che siamo una missione pacifica, per aprire un canale umanitario. Per la legge internazionale, il blocco navale contro la Flotilla è illegale.”

È l’ultimo messaggio che mando. Ne ricevo ancora uno, da Manu: “Stiamo prendendo la stazione di Cadorna”. Immagino Milano, la mia Milano, piena di persone, di sera. Penso che abbiamo fallito, ci stanno per sequestrare, non arriveremo a Gaza. Ma forse quelle persone in piazza dicono altro. Solo chi usa la violenza fallisce, noi abbiamo squarciato il velo.
A casa mia Manu, Fede, Lucrezia, gli amici di una vita sono dietro alle telecamere quando salta il collegamento. Penso a loro, ai miei genitori, e mi sento egoista: quello che ci sta per capitare non sarà niente rispetto a ciò che hanno vissuto a Gaza in questi due anni, eppure ho paura.
Alle 6.30 del mattino, ci abbordano. Vediamo i pinnacoli di fumo di Gaza che brucia, siamo a 36 miglia. Da lì, inizia un’altra storia.

2-4 ottobre 2025

Il silenzio e l’attesa

Il racconto di questi giorni è lungo, complesso, difficile da riassumere. Le violazioni dei diritti umani sono state tante, come le violenze, fisiche e psicologiche. Cercherò una formula per riassumerlo ma, per ora, non sono in grado.

Il Ritorno

5 ottobre – 7 ottobre

romano flotilla
5 ottobre 2025

Il ritorno a casa

02:59 “Sono a casa, grazie di cuore per avermi accompagnato in questo viaggio.
Gli ultimi giorni sono stati difficili, ma troveremo tempi e modi per raccontare e condividere insieme ♥️.”

Il Genocidio e l’apartheid del popolo Palestinese NON sono finiti con la Flotilla o la finta pace diSharm el-Sheikh.
Per una Pace giusta servono le mobilitazioni dei  popoli: non fermiamoci, pacifici e implacabili.

Paolo Romano